Formazione e Normativa

Buono Pasto, normativa ed utilizzo

Entrato ormai nella vita del lavoratore dipendente da diverso tempo, previsti dalla contrazione collettiva di secondo livello e da quella aziendale.
Nel corso degli anni, sono cambiate le norme e le condizioni di utilizzo e recentemente con decreto del MISE 12/2017, che sostanzialmente ha delineato i contorni per l’utilizzo e per chi ne avesse diritto:

  • Lavoratori subordinati, a tempo pieno o parziale, anche qualora l’orario giornaliero non preveda una pausa per il pasto;
  • Chi ha instaurato con il committente un rapporto di collaborazione (esempio co.co.co.).

Inoltre recente giurisprudenza di cassazione ha previsto che (sentenza n. 22702/2014) il diritto ai buoni sussiste anche nel caso in cui il dipendente abbia terminato il lavoro, ma i tempi di percorrenza non gli permettono di raggiungere l’abitazione entro l’esaurirsi della pausa.
I ticket sono utilizzabili esclusivamente dal titolare, non sono cedibili né commercializzabili o convertibili in denaro. Inoltre il Decreto MISE 122/2017 ha stabilito che non possono essere usati più di 8 ticket per volta.
Tuttavia una recente nota dell’Agenzia delle Entrate ha specificato che la tassazione non deve essere applicata neanche se si usano in numero superiore ad 8.
I buoni pasto sono soggetti a tassazione e contribuzione solo per la parte che eccede euro 5,29 complessivi giornalieri ovvero euro 7 nel caso in cui gli stessi siano in formato elettronico.
Dal 2020 tuttavia, per effetto delle novità apportate dall’ultima Legge di Bilancio, gli importi esclusi dalla tassazione variano così come segue:
Importi buoni pasto 2020 esclusi dalla tassazione:

  • Buoni pasto cartacei detassati fino a 4 euro (in precedenza 5,29)
  • Buoni elettronici detassati fino a 8 euro (in precedenza 7)