Diritto e Lavoro

Conseguenze sanzionatorie per il lavoratore che fuma sul luogo di lavoro

In tema di licenziamento per giusta causa, ai fini della proporzionalità tra addebito e recesso, rileva ogni condotta che, per la sua gravità, possa scuotere la fiducia del datore di lavoro e far ritenere la continuazione del rapporto pregiudizievole agli scopi aziendali. Spetta al giudice di merito valutare la congruità della sanzione espulsiva non sulla base di una valutazione astratta dell’addebito ma tenendo conto di ogni aspetto concreto del fatto, alla luce di un apprezzamento unitario e sistematico della sua gravità rispetto ad un’utile prosecuzione del rapporto di lavoro. Deve darsi il giusto rilievo alla configurazione delle mancanze operata dalla contrattazione collettiva, all’intensità dell’elemento intenzionale, al grado di affidamento richiesto dalle mansioni, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto, alla durata dello stesso, all’assenza di pregresse sanzioni, alla natura e alla tipologia del rapporto medesimo.
La giusta causa di licenziamento è nozione legale ed il giudice non è vincolato dalle previsioni del contratto collettivo. Lo stesso può ritenere la sussistenza della giusta causa per un inadempimento o per un grave comportamento del lavoratore contrario alle norme della comune etica ove inadempimento o tale comportamento, secondo un apprezzamento di fatto del giudice, abbia fatto venir meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore. Per altro verso può escludere che il comportamento del lavoratore costituisca una giusta causa pur essendo qualificato tale dal contratto collettivo, in considerazione delle circostanze di fatto che lo hanno caratterizzato.
Il principio generale subisce eccezione ove la previsione negoziale ricolleghi ad un determinato comportamento solamente una sanzione conservativa : in tal caso il giudice è vincolato dal contratto collettivo, trattandosi di una condizione di maggior favore fatta espressamente salva dal legislatore (legge n.604 del 1966, articolo 12). Pertanto ove alla mancanza sia ricollegata una sanzione conservativa, il giudice non può estendere il catalogo delle giuste cause o dei giustificati motivi di licenziamento oltre quanto stabilito dalla autonomia delle parti.
Nella fattispecie secondo la Cassazione l’operato della Corte d’Appello di Genova è conforme ai principi sopra richiamati e pertanto la sua decisione va confermata.

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152. CONSEGUENZE SANZIONATORIE PER IL LAVORATORE CHE FUMA SUL LUOGO DI LAVORO 22.3.21