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4-AntipirateriaPrivati al posto dei militari sulle navi mercantili a rischio pirateria: come di recente annunciato dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, a garantire i servizi di sicurezza sulle navi che attraversano le aree di navigazione a rischio non sarà più la Marina militare. Il settore passerà completamente nelle mani dei privati -che coprono già una parte dei servizi- mentre il ministero ha già sospeso le attività, in attesa del provvedimento definitivo che sancisca il passaggio di consegne.

La novità è che, per partire, sarà sufficiente frequentare i corsi di formazione di circa 120 ore, tenuti dagli istituti di vigilanza accreditati, dalla Marina militare e dalla Capitaneria di porto , mentre fino ad oggi era “fortemente consigliato” avere delle esperienze pregresse di almeno sei mesi come militare impegnato in missioni all’estero.

“Parliamo di un settore che, nel nostro Paese, fino ad oggi ha impegnato circa 150 operatori -spiega all’Adnkronos Vincenzo Pergolizzi, amministratore delegato di Metro Security express, una delle tre società italiane autorizzate a fornire servizi di sicurezza antipirateria- da quando, nel novembre del 2013 la circolare del Capo della Polizia ci ha autorizzato a questo tipo di attività”.

“In assenza di indicazioni specifiche -spiega l’ad di Metro Security express- si era fatto ricorso ai sei mesi di esperienza pregressa in ambito militare, come discriminante nella selezione”.

Oggi, invece, nelle nuove linee guida fissate dal ministero dell’Interno che definiscono la formazione obbligatoria per gli operatori del settore, questa discriminante sparisce: “In ogni caso non parliamo di ‘mercenari’ senza esperienza, anche perché è lo stesso armatore che richiede l’impiego di figure qualificate”, assicura Pergolizzi che spiega come in arrivo ci sono “diverse nuove richieste per frequentare questi corsi” che si andranno ad aggiungere alle decine di operatori che già lavorano sulle navi.

Per gli aspiranti contractors, una volta selezionati dalle società, si apre quindi il periodo di formazione che, spiega Pergolizzi, si divide in tre cicli: “Il primo sarà a cura dagli stessi istituti privati che si rivolgeranno a loro volta a società di formazione accreditate, mentre ad esaminarli, al termine del percorso, sarà una commissione presieduta da funzionari di pubblica sicurezza. Gli altri due cicli saranno tenuti dalla Marina militare, con ogni probabilità a Brindisi, e dalla Capitaneria di porto, forse nel centro addestramento di La Spezia”.

Per quanto riguarda i costi dei corsi tenuti dagli istituti privati, “ci stiamo organizzando, ma credo che si aggireranno attorno ai 400/500 euro, che saranno a carico degli operatori”. Da chiarire anche come e quando ci sarà la transizione tra i due periodi: “Sembrava che dal 30 giugno 2015 (data fino alla quale eravamo autorizzati a operare) dovessimo sospendere le attività, invece pare oggi che si stia pensando ad una deroga di un anno per attivare i corsi e preparare gli operatori”.

Rispetto al passato, continua Pergolizzi, gli episodi di attacchi a mercantili sono sicuramente in calo, al punto che ormai “parliamo di una decina di transiti protetti al mese nella risk area che va dal Mar Rosso a nord, fino al Madagascar a sud, con l’impiego di team composti da almeno quattro persone e che fino ad oggi erano coperti al 50 per cento dai militari”. L’armatore, al momento, deve ancora fare richiesta di sorveglianza armata a bordo alla Marina e “solo dopo il diniego, può rivolgersi alle società private autorizzate dalle prefetture”.

Ma se il ritiro dei militari sembra aprire una nuova fetta di mercato ai vigilantes privati, con un numero sempre maggiore di richieste in arrivo alle società del settore, il nuovo sistema presenta alcune lacune: “La situazione è ancora molto fluida e serve maggiore chiarezza su alcune questioni fondamentali sulle quali abbiamo chiesto un confronto con il ministero dell’Interno”, spiega Maria Cristina Urbano, vice presidente di Assiv, associazione di settore delle vigilanze private. Ancora da chiarire, ad esempio, “chi sarà a farsi carico del costo dei corsi e se il personale dovrà frequentare i corsi all’interno dell’orario di lavoro o al di fuori”.