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Direttive appalti: stop al massimo ribasso

37201505636l Senato ha recentemente concluso l’esame del disegno di legge delega per il recepimento delle Direttive europee in materia di appalti. L’atto passa ora all’esame della Camera, per il proseguimento dell’iter parlamentare di approvazione.

Il disegno di legge individua i principi e i criteri direttivi specifici ai quali il Governo, entro 6 mesi dall’entrata in vigore della delega, dovrà uniformarsi nell’emanazione del decreto legislativo per l’attuazione delle Direttive.

Di sostanziale importanza per il settore della vigilanza privata, in primo luogo, la previsione di una disciplina specifica per gli appalti pubblici di servizi, diversi da quelli di natura intellettuale, con particolare riguardo a quelli ad alta intensità di manodopera, cioè in cui il costo della manodopera è pari ad almeno il 50% dell’importo totale del contratto. In tali casi, è prevista l’introduzione di “clausole sociali” per la stabilità occupazionale del personale impiegato, prendendo a riferimento, per ciascun comparto, il CCNL che presenti le migliori condizioni per i lavoratori.

E’ espressamente escluso il ricorso al solo criterio di aggiudicazione al massimo ribasso.

Il disegno di legge delega prevede inoltre, in un’ottica di semplificazione, riordino e razionalizzazione della materia e dell’attuale quadro normativo vigente, la compilazione di un unico testo normativo che sarà denominato “Codice degli appalti pubblici e dei contratti di concessione”, che disciplinerà anche – tenendone in debita considerazione gli aspetti peculiari – gli appalti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, e che andrà a sostituire, abrogandolo, il D.lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture).

La nuova disciplina sarà improntata alla semplificazione burocratica, con riduzione degli oneri documentali ed economici a carico delle imprese, alla digitalizzazione e alla sostenibilità, oltre che alla massima trasparenza, tracciabilità, pubblicità, riduzione e certezza dei tempi delle procedure di affidamento, anche attraverso la predisposizione di procedure non derogabili.

Sono previsti importanti poteri di intervento, regolamentazione e controllo in capo all’ANAC, l’Autorità nazionale anticorruzione, sia mediante l’unificazione delle banche dati esistenti che tramite l’attribuzione, tra gli altri, di poteri di vigilanza sull’applicazione delle norme, specialmente nella fase successiva all’aggiudicazione del contratto, allo scopo di evitare corruzione e conflitti di interesse. L’ANAC, inoltre, dirigerà un sistema amministrativo di penalità e premialità per la denuncia obbligatoria delle eventuali richieste estorsive e corruttive da parte delle imprese.

Anche la funzione di controllo della stazione appaltante sull’esecuzione delle prestazioni sarà rafforzata, attraverso verifiche effettive e non meramente documentali.

Uno specifico albo nazionale obbligatorio sarà creato, sempre presso l’ANAC, per i componenti delle commissioni aggiudicatrici di appalti pubblici.

Saranno inoltre definiti i requisiti di capacità economica-finanziaria, tecnica, organizzativa e professionale per partecipare alle procedure di gara, tenendo presente l’interesse pubblico ad avere il più ampio numero di potenziali partecipanti.

L’attuale sistema di qualificazione degli operatori economici sarà revisionato in base a criteri di trasparenza, omogeneità e verifica di capacità, competenze e attività eseguite, anche introducendo misure di premialità connesse alla reputazione, coerentemente con la normativa vigente in tema di rating di legalità.

Per l’aggiudicazione degli appalti pubblici sarà obbligatorio il ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, misurata in base al miglior rapporto qualità/prezzo, regolando espressamente casi e soglie entro i quali sarà consentito il ricorso al solo criterio del prezzo o del costo, cioè al massimo ribasso. Quanto alle offerte anomale, saranno determinate modalità più agevoli di individuazione ed esclusione.

L’accesso delle PMI al mercato degli appalti pubblici sarà migliorato, prevedendo in particolare che la dimensione degli appalti ed il valore di gare e lotti siano adeguati a garantire l’effettiva possibilità di partecipazione da parte delle micro, piccole e medie imprese, nonché introducendo misure premiali per gli appaltatori e i concessionari che coinvolgano tali soggetti nelle procedure di gara.

Per valorizzare le esigenze sociali e di sostenibilità ambientale, inoltre, è prevista l’introduzione di criteri e modalità premiali di valutazione delle offerte delle imprese che, in particolare, si impegnino ad utilizzare di manodopera o personale a livello locale per l’esecuzione dell’appalto, tenendo conto anche delle ricadute occupazionali.

Sarà infine prevista una specifica disciplina per il subappalto.

Se il prosieguo dell’iter parlamentare confermerà i contenuti del provvedimento, con particolare riferimento all’importante previsione del ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, si potrà parlare di un’importante conquista per il settore della vigilanza privata. Una conquista per la quale FederSicurezza, per il tramite di CoESS, del quale è membro, ha da sempre profuso un grande impegno: già nel 2012, insieme ad UNI-Europa, CoESS ha inviato una posizione congiunta alla Commissione europea su quattro aree, “criteri di aggiudicazione”, “offerte anormalmente basse”, “governance” e “aste elettroniche”, sottolineando soprattutto l’esigenza di vietare l’aggiudicazione in base unicamente al criterio del prezzo più basso, preferendo quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. CoESS, inoltre, si è costantemente impegnata a fornire alle associazioni nazionali le informazioni necessarie per seguire la fase di implementazione della Direttiva a livello di Stato membro, organizzando anche un apposito workshop a Bruxelles nel febbraio 2014. A livello nazionale FederSicurezza, per il tramite di Confcommercio, ha seguito i lavori del Tavolo tecnico di coordinamento istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Europee.