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TUTELE INAIL PER CHI RIFIUTA IL VACCINO, ARRIVA LA RISPOSTA UFFICIALE
Nei giorni scorsi avevamo parlato del caso dei 15 infermieri non vaccinati che avevano contratto il covid in questo post: www.facebook.com/UGLSC/photos/a.104595078188730/138764331438471
Il direttore dell'ospedale, aveva scritto all'INAIL per chiedere se si dovesse considerare infortunio il contagio di quei lavoratori che avevano rifiutato di sottoporsi al vaccino.
In pochi giorni è arrivata la risposta da parte della direzione centrale che ha chiarito che il rifiuto di sottoporsi al vaccino "non comporta di per sé l’esclusione dell’operatività della tutela prevista dall’assicurazione gestita dall’Inail"

Dunque nessuna conseguenza? Non proprio... Nella lettera c'è anche specificato che "il comportamento colposo del lavoratore può invece ridurre oppure escludere la responsabilità del datore di lavoro, facendo venir meno il diritto dell’infortunato al risarcimento del danno nei suoi confronti, così come il diritto dell’Inail ad esercitare il regresso nei confronti sempre del datore di lavoro”
Dunque rifiutare il vaccino non sarà esattamente un atto privo di conseguenze, ma urge più che mai una legge ad hoc, quantomeno per i lavoratori impiegati nei presidi ospedalieri e sanitari.
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Sembra un ricatto

Come di consueto, pubblichiamo una scheda sintetica del nuovo DPCM, a cura degli uffici stampa degli enti comunali e sovracomunali del Lazio.
Come di consueto, pubblichiamo una scheda sintetica del nuovo DPCM, a cura degli uffici stampa degli enti comunali e sovracomunali del Lazio. ... Vedi altro...Vedi di meno...
Rispondiamo oggi ad un lavoratore, che preferisce rimanere anonimo. Ci ha interpellato per avere un parere sulla formula correttezza e buona fede che ha trovato scritto in una contestazione disciplinare che gli ha recapitato la sua azienda. Buona letturaCorrettezza e buona fede, è il principio a cui devono fare riferimento il lavoratore dipendente ed il suo datore di lavoro.Ogni rapporto di lavoro si basa infatti su un rapporto fiduciario che non dovrebbe mai venir meno.In questo senso, le parti devono sempre comportarsi con la massima lealtà ed onestà, pur continuando a perseguire il proprio interesse specifico.È chiaro che lo scopo del datore di lavoro è pur sempre quello di fare profitto, mentre il lavoratore dal canto suo, vuole essere retribuito per il lavoro che svolge; fin qui nulla di male, fino a che le parti non entrano in contrasto per un qualsivoglia motivo.Un lavoratore che svolge le propri e mansioni con grave negligenza, può danneggiare limmagine dellazienda a tal punto, che questultima potrebbe ritenere che sia venuto meno il principio di correttezza e buona fede. Questo potrebbe portare nei casi più gravi ad un licenziamento, con lonere per il datore di lavoro di fornire la prova che detto principio sia venuto meno.Prendiamo ad esempio una Guardia Giurata posta allingresso di una grande azienda. Suo compito principale è chiaramente quello di assicurarsi che non acceda personale non autorizzato.Supponiamo che la GPG in questione abbandoni la propria postazione di controllo e che al contempo si introducano dei malintenzionati che commettono un furto.È facilmente intuibile che il datore di lavoro avrà delle ripercussioni negative con il committente del servizio di vigilanza. A questo punto cosa succederebbe al lavoratore ?Questo è proprio uno di quei casi in cui il datore di lavoro potrebbe decidere che sia venuto meno il principio di correttezza e buona fede !Fermo restando quanto previsto dal CCNL di categoria in materia di sanzioni disciplinari, una situazione del genere potrebbe facilmente portare ad un licenziamento.Naturalmente il principio vale anche in senso opposto ed il datore di lavoro deve sempre tenere a mente che ha degli obblighi precisi verso i propri dipendenti.Pensiamo ad esempio agli obblighi sulla sicurezza; la legge lo obbliga a formare i propri dipendenti, ad informarli de i rischi, a fare la sorveglianza sanitaria, ecc.Un datore di lavoro che viene meno ai propri obblighi potrebbe trovarsi a dover risarcire con cifre importanti i propri dipendenti.Citiamo infine un fatto realmente accaduto: un lavoratore si è assenta to diversi mesi per malattiaAl suo rientro, il datore di la voro lo ha licenziato con una motivazione pretestuosa.In sede di giudizio, i giudici hanno confermato che la motivazione era effettivamente pretestuosa ed hanno condannato il datore di lavoro a risarcire il lavoratore . È chiaro che se il datore di lavoro si fosse comportato correttamente ed avesse agito in buona fede, tutto questo non sarebbe accaduto.
Rispondiamo oggi ad un lavoratore, che preferisce rimanere anonimo. Ci ha interpellato per avere un parere sulla formula "correttezza e buona fede" che ha trovato scritto in una contestazione disciplinare che gli ha recapitato la sua azienda. Buona lettura

Correttezza e buona fede, è il principio a cui devono fare riferimento il lavoratore dipendente ed il suo datore di lavoro.
Ogni rapporto di lavoro si basa infatti su un rapporto fiduciario che non dovrebbe mai venir meno.
In questo senso, le parti devono sempre comportarsi con la massima lealtà ed onestà, pur continuando a perseguire il proprio interesse specifico.
È chiaro che lo scopo del datore di lavoro è pur sempre quello di fare profitto, mentre il lavoratore dal canto suo, vuole essere retribuito per il lavoro che svolge; fin qui nulla di male, fino a che le parti non entrano in contrasto per un qualsivoglia motivo.
Un lavoratore che svolge le propri e mansioni con grave negligenza, può danneggiare l'immagine dell'azienda a tal punto, che quest'ultima potrebbe ritenere che sia venuto meno il principio di correttezza e buona fede. Questo potrebbe portare nei casi più gravi ad un licenziamento, con l'onere per il datore di lavoro di fornire la prova che detto principio sia venuto meno.
Prendiamo ad esempio una Guardia Giurata posta all'ingresso di una grande azienda. Suo compito principale è chiaramente quello di assicurarsi che non acceda personale non autorizzato.
Supponiamo che la GPG in questione abbandoni la propria postazione di controllo e che al contempo si introducano dei malintenzionati che commettono un furto.
È facilmente intuibile che il datore di lavoro avrà delle ripercussioni negative con il committente del servizio di vigilanza. A questo punto cosa succederebbe al lavoratore ?
Questo è proprio uno di quei casi in cui il datore di lavoro potrebbe decidere che sia venuto meno il principio di correttezza e buona fede !
Fermo restando quanto previsto dal CCNL di categoria in materia di sanzioni disciplinari, una situazione del genere potrebbe facilmente portare ad un licenziamento.
Naturalmente il principio vale anche in senso opposto ed il datore di lavoro deve sempre tenere a mente che ha degli obblighi precisi verso i propri dipendenti.
Pensiamo ad esempio agli obblighi sulla sicurezza; la legge lo obbliga a formare i propri dipendenti, ad informarli de i rischi, a fare la sorveglianza sanitaria, ecc.
Un datore di lavoro che viene meno ai propri obblighi potrebbe trovarsi a dover risarcire con cifre importanti i propri dipendenti.
Citiamo infine un fatto realmente accaduto: un lavoratore si è assenta to diversi mesi per malattia
Al suo rientro, il datore di la voro lo ha licenziato con una motivazione pretestuosa.
In sede di giudizio, i giudici hanno confermato che la motivazione era effettivamente pretestuosa ed hanno condannato il datore di lavoro a risarcire il lavoratore . È chiaro che se il datore di lavoro si fosse comportato correttamente ed avesse agito in buona fede, tutto questo non sarebbe accaduto.
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Portiamo un Nazione nella giustizia perché il Lavoro la sicurezza è altro. Tanti saluti

Il trasferimento dazienda è una pratica piuttosto comune nel mondo della vigilanza privata. Introduciamo largomento con questo articolo curato da Bianchi Leucio
Il trasferimento d'azienda è una pratica piuttosto comune nel mondo della vigilanza privata. Introduciamo l'argomento con questo articolo curato da Bianchi Leucio ... Vedi altro...Vedi di meno...
NUOVA CONVENZIONEInformiamo tutti gli amici che seguono questa pagina, che da oggi è in vigore una convenzione con il Calzaturificio CaltavutureseAcquistando sul sito internet www.calzaturificio-caltavuturese.it/ basterà inserire il codice UGLGUARDIEGIURATE al momento dellacquisto per avere uno sconto del 10% su un ordine minimo di 90€Il CALZATURIFICIO CALTAVUTURESE è specializzato nella produzione di anfibi, scarponi da trekking, calzari da volo e scarponcini sicurezza.
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QR-Code dell’Inps per le persone con disabilità, uno strumento che semplifica la vita.

Il file in formato PDF può essere scaricato dal nostro sito: www.uglguardiegiurate.net/qr-code-inps-dibilita
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Durante la cassa integrazione si maturano i contributi per la pensione? Sì, durante la cassa integrazione si maturano comunque i contributi figurativi che danno diritto in seguito alla pensione.Chi sostiene il costo di questi contributi figurativi? Il datore di lavoro o il lavoratore?Nessuno dei due, li sostiene il sistema pubblico e li eroga attraverso l’INPS.
Durante la cassa integrazione si maturano i contributi per la pensione?
Sì, durante la cassa integrazione si maturano comunque i contributi figurativi che danno diritto in seguito alla pensione.

Chi sostiene il costo di questi contributi figurativi? Il datore di lavoro o il lavoratore?
Nessuno dei due, li sostiene il sistema pubblico e li eroga attraverso l’INPS.
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Approfondimento a cura dellufficio legale di Ugl ConfederazioneCon la sentenza n. 18659 dell’8 settembre 2020 la Cassazione si è pronunciata su un interessante caso di indennizzo da parte dell’INAIL per infortunio sul lavoro in itinere. Il lavoratore era morto in seguito ad un sinistro stradale mentre si recava sul posto di lavoro al termine di un permesso per motivi familiari. La Corte d’Appello di Venezia, in riforma della sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda della vedova in proprio e quale rappresentante dei figli minori volta ad ottenere le prestazioni per i superstiti. Ha infatti ritenuto che la fruizione di un permesso per motivi personali escludesse il nesso di causalità tra l’infortunio e l’attività lavorativa, ancorché nel caso di specie il permesso fosse stato richiesto ed ottenuto per esigenze familiari. Nel ricorso per Cassazionela ricorrente ha sostenuto l’erroneità dell’interpretazione della Corte sul mancato nesso di causalità ed ha inoltre lamentato che la Corte stessa non avesse dato rilievo al fatto che l’infortunio si è verificato nel tragitto necessario per ritornare sul luogo di lavoro.La Cassazione ha accolto il ricorso della vedova cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa alla Corte d’Appello di Venezia in diversa composizione che dovrà giudicare secondol’indirizzo stabilito dalla Suprema Corte. La legge in materia (T.U. n.1124/1965 modificato dal d.lgs. n.38/2000) prevede che, salvo ilcaso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o comunque non necessitate, l’assicurazione Inail comprende gliinfortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro.L’interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a causa di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti.L’assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato. Restano esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall’abuso di alcolici o di psicofarmaci o dall’uso di stupefacenti o guida senza patente.
Approfondimento a cura dell'ufficio legale di Ugl Confederazione

Con la sentenza n. 18659 dell’8 settembre 2020 la Cassazione si è pronunciata su un interessante caso di indennizzo da parte dell’INAIL per infortunio sul lavoro in itinere. Il lavoratore era morto in seguito ad un sinistro stradale mentre si recava sul posto di lavoro al termine di un permesso per motivi familiari. La Corte d’Appello di Venezia, in riforma della sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda della vedova in proprio e quale rappresentante dei figli minori volta ad ottenere le prestazioni per i superstiti. Ha infatti ritenuto che la fruizione di un permesso per motivi personali escludesse il nesso di causalità tra l’infortunio e l’attività lavorativa, ancorché nel caso di specie il permesso fosse stato richiesto ed ottenuto per esigenze familiari. Nel ricorso per Cassazione
la ricorrente ha sostenuto l’erroneità dell’interpretazione della Corte sul mancato nesso di causalità ed ha inoltre lamentato che la Corte stessa non avesse dato rilievo al fatto che l’infortunio si è verificato nel tragitto necessario per ritornare sul luogo di lavoro.
La Cassazione ha accolto il ricorso della vedova cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa alla Corte d’Appello di Venezia in diversa composizione che dovrà giudicare secondo
l’indirizzo stabilito dalla Suprema Corte. La legge in materia (T.U. n.1124/1965 modificato dal d.lgs. n.38/2000) prevede che, salvo il
caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o comunque non necessitate, l’assicurazione Inail comprende gli
infortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro.
L’interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a causa di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti.
L’assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato. Restano esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall’abuso di alcolici o di psicofarmaci o dall’uso di stupefacenti o guida senza patente.
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ASSEGNO UNICO: possibili ritardi sullattuazione della nuova misuraL’assegno unico per i figli a carico – previsto e introdotto dalla Legge di Bilancio per il 2021 a partire dal 1° luglio – potrebbe essere rinviato. Il cambio di regia e la sostituzione della vecchia squadra di Governo, infatti, stanno creando alcuni problemi in merito a pensioni, reddito di cittadinanza e bonus in generale. La mancanza dei decreti attuativi che possono dare piena efficacia ai numerosissimi bonus inseriti nella Legge di Bilancio, mette a rischio anche l’assegno unico per i figli a carico fino a 21 anni che potrebbe subire un brusco rinvio al 2022. La riconferma del Ministro Elena Bonetti alla Famiglia e alle Pari Opportunità è, tuttavia, un buon segnale anche se non può garantirne le tempistiche dettate inizialmente. Ma cosa è l’assegno unico?La normativa definita durante il Governo Conte II prevede che ogni famiglia riceva per ciascun figlio, dal settimo mese di gravidanza e fino al ventunesimo anno di età, un assegno mensile, con una maggiorazione del 20% per i figli successivi al secondo e per quelli con disabilità.Focus importante sui figli disabili che avranno diritto ad una maggiorazione tra il 30 e il 50%, con un assegno che avrà validità per tutta la vita, senza limitazioni d’età.Sostituirà tutte le altre misure dedicate alle famiglie come gli assegni al nucleo familiare che attualmente percepiamo in busta paga.L’assegno unico figli a carico sarà formato da due parti: una fissa, uguale per tutti, e l’altra variabile: l’importo varierà tra i 200 e i 250 euro mensili a seconda dell’ISEE familiare. In pratica ci sarà una quota base e una quota variabile modulata sulla condizione economica del nucleo familiare.RIASSUMENDOASSEGNO UNICO  QUANTO PERCEPIRÒPer ciascun figlio  Dai 200 ai 250 €Per ogni figlio successivo al secondo  Il 20 % in piùPer i figli disabili  Dal 30 % al 50 % in più
ASSEGNO UNICO: possibili ritardi sull'attuazione della nuova misura
L’assegno unico per i figli a carico – previsto e introdotto dalla Legge di Bilancio per il 2021 a partire dal 1° luglio – potrebbe essere rinviato. Il cambio di regia e la sostituzione della vecchia squadra di Governo, infatti, stanno creando alcuni problemi in merito a pensioni, reddito di cittadinanza e bonus in generale. La mancanza dei decreti attuativi che possono dare piena efficacia ai numerosissimi bonus inseriti nella Legge di Bilancio, mette a rischio anche l’assegno unico per i figli a carico fino a 21 anni che potrebbe subire un brusco rinvio al 2022. La riconferma del Ministro Elena Bonetti alla Famiglia e alle Pari Opportunità è, tuttavia, un buon segnale anche se non può garantirne le tempistiche dettate inizialmente.
Ma cosa è l’assegno unico?
La normativa definita durante il Governo Conte II prevede che ogni famiglia riceva per ciascun figlio, dal settimo mese di gravidanza e fino al ventunesimo anno di età, un assegno mensile, con una maggiorazione del 20% per i figli successivi al secondo e per quelli con disabilità.
Focus importante sui figli disabili che avranno diritto ad una maggiorazione tra il 30 e il 50%, con un assegno che avrà validità per tutta la vita, senza limitazioni d’età.
Sostituirà tutte le altre misure dedicate alle famiglie come gli assegni al nucleo familiare che attualmente percepiamo in busta paga.
L’assegno unico figli a carico sarà formato da due parti: una fissa, uguale per tutti, e l’altra variabile: l’importo varierà tra i 200 e i 250 euro mensili a seconda dell’ISEE familiare. In pratica ci sarà una quota base e una quota variabile modulata sulla condizione economica del nucleo familiare.

RIASSUMENDO
ASSEGNO UNICO QUANTO PERCEPIRÒ
Per ciascun figlio Dai 200 ai 250 €
Per ogni figlio successivo al secondo Il 20 % in più
Per i figli disabili Dal 30 % al 50 % in più
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Da Lunedì 1 Marzo, cambia nuovamente la mappa dellItalia a colori. 2 regioni diventano rosse, 3 passano allarancione. La Sardegna vede la luce, sarà la prima regione a diventare zona bianca.Ricordiamo che a livello comunale o provinciale possono esserci specifiche disposizioni.🔴 Basilicata🔴 Molise🟠 Lombardia🟠 Piemonte 🟠 Marche🟠 Abruzzo🟠 Toscana🟠 Campania 🟠 Emilia Romagna🟠 Umbria🟠 Trento (provincia autonoma)🟡 Valle d’Aosta🟡 Veneto🟡 Liguria🟡 Friuli Venezia Giulia🟡 Lazio🟡 Puglia🟡 Sicilia🟡 Calabria⚪️ Sardegna
Da Lunedì 1 Marzo, cambia nuovamente la mappa dell'Italia a colori. 2 regioni diventano rosse, 3 passano all'arancione. La Sardegna vede la luce, sarà la prima regione a diventare "zona bianca".
Ricordiamo che a livello comunale o provinciale possono esserci specifiche disposizioni.

🔴 Basilicata
🔴 Molise

🟠 Lombardia
🟠 Piemonte
🟠 Marche
🟠 Abruzzo
🟠 Toscana
🟠 Campania
🟠 Emilia Romagna
🟠 Umbria
🟠 Trento (provincia autonoma)

🟡 Valle d’Aosta
🟡 Veneto
🟡 Liguria
🟡 Friuli Venezia Giulia
🟡 Lazio
🟡 Puglia
🟡 Sicilia
🟡 Calabria

⚪️ Sardegna
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Vaccini: il datore di lavoro può chiedere ai suoi dipendenti se si sono vaccinati?
Il garante della privacy chiarisce la questione
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Si moltiplicano le richieste alle aziende sanitarie locali per assegnare la priorità vaccinale ai lavoratori della vigilanza privata.Dopo Rieti e Siracusa, oggi è la volta del Friuli Venezia Giulia. Per dovere di cronaca ricordiamo che la segreteria nazionale dellUGL fu la prima struttura a muoversi in tal senso, scrivendo ai ministeri competenti già il 23 Dicembre 2020.
Si moltiplicano le richieste alle aziende sanitarie locali per assegnare la priorità vaccinale ai lavoratori della vigilanza privata.
Dopo Rieti e Siracusa, oggi è la volta del Friuli Venezia Giulia.
Per dovere di cronaca ricordiamo che la segreteria nazionale dell'UGL fu la prima struttura a muoversi in tal senso, scrivendo ai ministeri competenti già il 23 Dicembre 2020.
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Il contagio da COVID-19 è da considerarsi infortunio sul lavoro?
Ecco i chiarimenti dell'INAIL
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LICENZIAMENTO ECONOMICO: OBBLIGATORIA LA REINTEGRA SE IL FATTO E’ MANIFESTAMENTE INSUSSISTENTELa Corte costituzionale, riunita oggi in camera di consiglio, ha esaminato la questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Ravenna sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla cosiddetta legge Fornero (n. 92 del 2012), là dove prevede la facoltà e non il dovere del giudice di reintegrare il lavoratore arbitrariamente licenziato in mancanza di giustificato motivo oggettivo.In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte costituzionale fa sapere che la questione è stata dichiarata fondata con riferimento all’articolo 3 della Costituzione.La Corte ha ritenuto che sia irragionevole – in caso di insussistenza del fatto - la disparità di trattamento tra il licenziamento economico e quello per giusta causa: in quest’ultima ipotesi è previsto l’obbligo della reintegra mentre nell’altra è lasciataalla discrezionalità del giudice la scelta tra la stessa reintegra e la corresponsione di un’indennità.Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane.
LICENZIAMENTO ECONOMICO: OBBLIGATORIA LA REINTEGRA SE IL FATTO E’ MANIFESTAMENTE INSUSSISTENTE
La Corte costituzionale, riunita oggi in camera di consiglio, ha esaminato la questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Ravenna sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla cosiddetta legge Fornero (n. 92 del 2012), là dove prevede la facoltà e non il dovere del giudice di reintegrare il lavoratore arbitrariamente licenziato in mancanza di giustificato motivo oggettivo.
In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte costituzionale fa sapere che la questione è stata dichiarata fondata con riferimento all’articolo 3 della Costituzione.
La Corte ha ritenuto che sia irragionevole – in caso di insussistenza del fatto - la disparità di trattamento tra il licenziamento economico e quello per giusta causa: in quest’ultima ipotesi è previsto l’obbligo della reintegra mentre nell’altra è lasciata
alla discrezionalità del giudice la scelta tra la stessa reintegra e la corresponsione di un’indennità.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane.
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Il rappresentante per la sicurezza dei lavoratori (RLS) deve essere un sindacalista?Per rispondere a questa domanda, pubblichiamo linterpello N. 20/2014 con il quale il Ministero del Lavoro ha ribadito il concetto che bisogna individuare il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nellambito delle rappresentanze sindacali aziendali
Il rappresentante per la sicurezza dei lavoratori (RLS) deve essere un sindacalista?
Per rispondere a questa domanda, pubblichiamo l'interpello N. 20/2014 con il quale il Ministero del Lavoro ha ribadito il concetto che bisogna "individuare il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nell'ambito delle rappresentanze sindacali aziendali"
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se non ricordo male in un caso non lo è, quindi basta diventare sindacalista?

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