Lavoro usurante: UGL Sicurezza Civile si appella alle istituzioni

16 novembre 2017 14:54Visto da: 61

Lavoro usurante: UGL Sicurezza Civile si appella alle istituzioni.

Il Segretario Nazionale Enrico Doddi scrive alle istituzioni facendo notare che la categoria delle guardie particolari giurate è un lavoro usurante e che, a differenza delle forze dell’ordine, una volta che vi si perdono i requisiti d’idoneità, si giunge al licenziamento senza alternativa alcuna.
Alla cortese attenzione di tutti.
Illustre Presidente,

La Legge di Stabilità 2017 contiene diverse novità in materie di pensioni e in buona parte l’approvazione di essa è frutto dell’intesa Governo e Sindacati del 29 settembre 2016.

Nonostante i buoni intenti contenuti, per quanto riguarda i dipendenti da Istituti di Vigilanza Privata inquadrati con funzioni di Guardie Particolari Giurate, sono molti i dubbi e gli interrogativi che mi permetto di porle, considerato quale condizione di osservazione il fatto che le figure menzionate svolgono attività che per loro specificità portano ad utilizzare un’arma e ad espletare mansioni analoghe a quelle delle Forze di Polizia.

E’ indubbio quindi, considerata la doverosa premessa, che tale professione possa e debba rientrare a pieno titolo tra quelle svolte in regime di lavoro usurante, a dispetto di quanto non indicato nella Legge, considerato l’impegno psicofisico particolarmente intenso e continuativo.

Le evidenzio altresì che l’attività primaria, e l’elevato grado di stress, fa sì che il “logorio” giunga precocemente rispetto ad altre situazioni lavorative.

Non solo.

Al fine di garantire agli Istituti di Vigilanza da cui dipendono l’integrità psicofisica, la Guardia Particolare Giurata si sottopone annualmente a visite di controllo per la conferma dei requisiti sia dal punto di vista medico che professionale.

Il mancato superamento delle condizioni previste ex lege, scaturisce la condizione di risoluzione del rapporto di lavoro, in quanto – a differenza delle Forze di Polizia – non vi è possibilità di impiego in attività differenti (ufficio o servizi disarmati) da quella originariamente prevista.

L’analisi non può tra l’altro discernere la funzione degli Operatori in menzione, considerato il grado di pericolosità che potrebbe da loro scaturire proprio per la insufficiente spinta “inerziale” c.d. riflesso condizionato, all’utilizzo dell’arma dovuta all’età, per non tralasciare l’inopportunità all’impiego in servizi di rilevante tensione fisica quali il trasporto valori a bordo dei mezzi blindati, il piantonamento antirapina bancario e attività similari.

Si ritiene pertanto alla luce di quanto sopra esposto, che non si possa idealmente considerare che un lavoratore abbia preclusa la possibilità di accedere ai requisiti pensionistici, o che questa debba prevedere in forma “coatta” la considerazione del prolungamento dell’aspettativa di vita quale condizione per accettare per tale Categoria il pervenire all’età anagrafica di settanta anni per avere diritto alla quiescenza.

Il tema è ineluttabile per evitare una forma di mobilitazione Sociale al fine di far propri i diritti di queste donne e uomini per il riconoscimento di un principio doveroso e necessario.

Con Ossequio.
Il Segretario Nazionale
Enrico Doddi

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