Diritto e Lavoro

Attività durante la malattia: Legittimo il licenziamento

Con la sentenza n. 26709 del 1 ottobre 2021 la Cassazione ribadisce alcuni importanti principi in materia di comportamento che il lavoratore deve tenere durante il periodo di assenza dal lavoro per malattia.

La vicenda nasce dal licenziamento per giusta causa intimato dall’azienda Tampieri di Bologna (prodotti alimentari) ad un suo dipendente per aver tenuto durante il periodo di malattia protrattosi per una ventina di giorni uno stile di vita non compatibile con la patologia che lo affliggeva (lombosciatalgia acuta) ed in ogni caso idoneo a pregiudicarne la guarigione e/o il rientro al lavoro. Prima il Tribunale poi la Corte d’Appello di Bologna avevano respinto la domanda del dipendente tesa ad ottenere la declaratoria dell’illegittimità del licenziamento.

In particolare la Corte d’Appello convalidava il giudizio emesso dal Consulente d’Ufficio in ordine alla circostanza che le attività svolte dal paziente durante l’assenza per malattia avrebbero quantomeno prolungato il periodo di guarigione clinica. Confermava quindi il giudizio di proporzionalità della sanzione poiché lo svolgimento di altre attività da parte del dipendente assente per malattia è idoneo a giustificare il licenziamento per violazione dei doveri generali di correttezza e di buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà.

Il licenziato ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che le condotte poste in essere durante il periodo di malattia costituivano meri incombenti di vita quotidiana che non potevano essere validamente compresi nella nozione di giusta causa di licenziamento. Diversamente da quanto accertato dai giudici del merito, secondo i quali il ricorrente aveva movimentato due sacchetti di terriccio durante la malattia, gli involucri venivano trasportati per un periodo molto breve tanto che tale condotta poteva essere parificata a quella osservata per adempiere alle ordinate necessità del quotidiano. La sanzione espulsiva, sostiene il ricorrente nel suo ricorso, risulta in misura del tutto sproporzionata rispetto allo sforzo compiuto consistito nel trasporto di due “semplici sacchetti”. Tra i motivi del ricorso vi è anche quello per cui solo una visita di controllo esperita dai servizi ispettivi dei competenti istituti, che nel caso non vi è stata,
avrebbe potuto offrire congrui elementi di valutazione.

La Cassazione ha respinto il ricorso condannando il dipendente anche alle spese legali.

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183. ATTIVITA' DURANTE LA MALATTIA 29.11.21