Diritto e Lavoro

L’orario di lavoro può essere cambiato dal datore entro i limiti legali di durata

L’orario di lavoro può essere cambiato dal datore di lavoro a sua discrezione? A questa interessante domanda risponde la recente ordinanza della Cassazione n.31349 del 3 novembre 2021.
Un’operaia dipendente della Soc. Eltek di Vercelli che osserva orario spezzato (8-12,30 e 14-17,30) viene assegnata ad altro reparto con turno unico 14-22. Si lamenta che le operaie addette alle sue precedenti mansioni hanno continuato ad osservare l’orario spezzato.
Lei inoltre dichiara di essere affetta da patologie croniche (cefalea e sindrome ansioso depressiva) accertate che sconsigliano l’orario continuato oltretutto da svolgere in piedi per l’intero turno.
La Corte d’Appello di Torino accoglie la sua domanda dal momento che, all’atto della variazione dell’orario di lavoro, non sussistevano le esigenze organizzative dichiarate dalla Società. La dismissione delle lavorazioni alle quali era addetta la ricorrente non era ancora in atto né era imminente. Contro la decisione propone ricorso per Cassazione la Società datrice.
Sostiene che la collocazione e il successivo spostamento del personale nei vari reparti dell’azienda è un momento essenziale del potere organizzativo del datore di lavoro, non sindacabile in mancanza di specifici elementi che evidenzino una discriminazione o una vessazione del prestatore di lavoro. Nello specifico l’assegnazione ad un diverso reparto era motivata dalla prospettiva della delocalizzazione in Polonia della produzione a cui era addetta la dipendente.
Secondo la ricorrente il sindacato posto in essere dai Giudici della Corte d’Appello andava ad incidere sulle scelte organizzative, informate ad oggettive esigenze aziendali, riservate al datore di lavoro e tutelate dalle norme in materia.
Secondo la Società il lavoratore ha diritto al mantenimento del posto di lavoro, salvo che ricorrano determinati inderogabili presupposti.
Invece è un diritto del datore di lavoro quello di variare mansioni ed orario del lavoratore. A questo diritto il lavoratore può solo opporre l’inesistenza delle ragioni addotte o l’abuso del diritto. Quindi la parte datoriale deve provare esclusivamente l’effettività delle ragioni addotte, mentre il lavoratore è tenuto a dimostrare l’abuso del diritto o la violazione dei principi di correttezza e buona fede.
La Cassazione ha accolto il ricorso della Società datrice di lavoro cassando la sentenza con rinvio alla Corte d’Appello di Torino in diversa composizione.

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185_ L'ORARIO DI LAVORO PUO' ESSERE CAMBIATO 13_12_21