Diritto e Lavoro

Quali voci rientrano nella retribuzione globale di fatto

Con la sentenza n. 8040 dell’11 marzo 2022 la Cassazione ribadisce alcuni interessanti principi in materia di computo della retribuzione globale di fatto. Definire la nozione di retribuzione globale di fatto è molto importante perché ad essa fanno riferimento le norme che regolano il risarcimento a cui ha diritto il lavoratore illegittimamente licenziato.
Una dipendente dell’ICE – AGENZIA PER LA PROMOZIONE ALL’ESTERO DELLE IMPRESE ITALIANE – a favore della quale è stata riconosciuta la illegittimità del licenziamento per giustificato motivo soggettivo e quindi il risarcimento per il danno subìto ha proposto ricorso sostenendo che nel computo della retribuzione globale di fatto andava ricompresa anche l’indennità di servizio estero (che non era stata considerata tra le voci da risarcire). La Corte d’Appello di Roma, confermando la sentenza di primo grado, ha negato che nella liquidazione delle retribuzioni globali di fatto andasse computata l’indennità di servizio estero.
In particolare la Corte ha negato la natura retributiva dell’emolumento e ne ha affermato quella indennitaria, connessa alle particolari modalità della prestazione resa all’estero (maggior costo della vita e quindi degli alloggi, servizi, beni di consumo, ecc.). Ha poi rimarcato che la retribuzione globale di fatto va commisurata a quella che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato. Inoltre la Corte ha evidenziato che nel periodo di interesse la lavoratrice non fruiva della indennità di servizio estero essendo già stata trasferita d’ufficio a Roma, di modo che detto emolumento non poteva trovare ingresso nel computo della retribuzione globale di fatto.
Avverso tale decisione la lavoratrice ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che il concetto di retribuzione globale di fatto è nozione comprensiva di tutte le poste ed indennità in godimento al momento del licenziamento. Prescindendo dalla natura retributiva o indennitaria degli emolumenti ricevuti. Inoltre nel ricorso si sostiene che la mancata percezione dell’indennità ISE, nel caso di specie, era stata conseguenza di un trasferimento disposto d’ufficio dal Ministero.
La Cassazione ha respinto il ricorso ed ha compensato le spese di giudizio considerando che la giurisprudenza su questo tipo di fattispecie si è consolidata in epoca successiva alla proposizione del ricorso stesso.

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DIRITTO E LAVORO 204