Diritto e Lavoro

Trasferimento illegittimo, il lavoratore può rifiutare di prendere servizio nella nuova destinazione

L’ordinanza n. 13895 del 3 maggio 2022 della Cassazione ribadisce alcuni concetti fondamentali per capire in quali casi di fronte ad un trasferimento palesemente illegittimo il lavoratore possa invocare il diritto di non prendere servizio nella nuova sede di destinazione senza subire il licenziamento per assenza ingiustificata.
La vicenda nasce dal licenziamento disciplinare intimato ad una lavoratrice dalla Unipol Assicurazioni S.p.A. e dalle azioni legali intraprese dalla stessa in sua difesa. La lavoratrice era stata assunta dalla Società a Firenze il 3 agosto 2018 in seguito a contenzioso giudiziale. Il 10 agosto successivo era stato comunicato alla stessa il trasferimento e l’assegnazione alla diversa sede di Torino. La lavoratrice si era rifiutata di prendere servizio nella nuova sede opponendo l’eccezione di cui all’articolo 1460 codice civile e mettendosi comunque a disposizione della Società nell’originaria sede fiorentina.
Tuttavia a seguito della mancata presentazione a Torino le era stato intimato il licenziamento disciplinare.
Va ricordato che l’articolo 1460 codice civile citato recita testualmente: ”Nei contratti a prestazioni corrispettive ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione se l’altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo che termini diversi per l’adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto. Tuttavia non può rifiutarsi l’esecuzione se, avuto riguardo alle circostanze, il rifiuto è contrario alla buona fede”.
Prima il Tribunale poi la Corte d’Appello di Firenze avevano dichiarato l’illegittimità del licenziamento disciplinare. La Corte ha considerato l’inadempimento della Società essendo incontrovertibile l’illegittimità del mancato rispetto del preavviso. In base al contratto collettivo applicabile “qualora particolari ragioni di urgenza non consentano di rispettare i termini di preavviso il dipendente viene considerato in missione fino alla scadenza dei suddetti termini”. Del resto il posto nell’ufficio di Torino era scoperto da oltre dodici mesi, senza che alcuno fosse stato nel frattempo chiamato a coprirlo e rimase tale nonostante la mancata presa di servizio della lavoratrice. Per la Corte la lontananza della nuova sede ben giustificava (secondo il principio di correttezza e buona fede) l’astensione della dipendente soprattutto se si tiene conto del totale silenzio serbato dal datore di lavoro sulle ragioni del così repentino imposto spostamento. Del resto la lavoratrice aveva assicurato comunque la sua disponibilità a prestare servizio a Firenze.

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205. TRASFERIMENTO ILLEGITTIMO 16.5.22