Formazione e Normativa

Jobs Act e reintegrazione, un’importante pronuncia del Tribunale di Roma

In una procedura di cambio appalto non andata a buon fine, un datore di lavoro aveva provveduto al licenziamento dei lavoratori inquadrati nel contesto del D.lgs 23/2015 con rapporto di lavoro c.d. a “tutele crescenti”, proprio per il mancato passaggio con la società subentrante. Avendo omesso l’apertura della procedura dei licenziamenti collettivi ai sensi della legge n° 223 del 91 in applicazione ad una direttiva europea, il giudice di merito ha ritenuto opportuno applicare la direttiva n° 129/1975/CEE sulla necessità di apprestare una sanzione dotata di sufficiente capacità dissuasiva, stabilendo così un innovativo principio.

Di fatto le lavoratrici sono state reintegrate seppure il dispositivo all’art. 2 del Dlgs 23/2015 ne prevedeva il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Sarà interessante notare se questo principio sarà affermato nuovamente nel caso si ricorra al successivo grado di giudizio, dato che le direttive Europee assurgono al ruolo di fonte di diritto primario allo stesso modo della costituzione Italiana. Sono quindi più efficaci delle leggi dello stato, almeno per superiorità della fonte di diritto. Auspichiamo che questo possa essere un importante principio per quei rapporti di lavoro instaurati successivamente alle disposizioni di legge del c.d. “Jobs Act”, molto penalizzanti verso i lavoratori italiani e probabilmente più idonee ad un mercato del lavoro capace di rinnovarsi più velocemente com’è nelle economie del nord Europa.

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LB_006 - Omissione principi 223-91